LIBERTÀ, PACE ARMATA DELL’ANIMA
Aprile 26, 2010 on 8:41 am | In Altro | No CommentsSe c’è una cosa che il 25 aprile, al di là degli aspetti rituali, non smetterà mai di insegnarci è che la libertà non è un diritto scontato, non è ovvietà, ma il frutto di una conquista, passata attraverso il sacrificio. Oggi, rispetto al passato, la frontiera della battaglia si è spostata. Non ha più, nel nostro Paese, il volto del fascismo, non ha il volto della Monaco del 1936 – che ha sancito la resa delle democrazie occidentali dinanzi a Hitler – ha il nome e il cognome di chi, come Ahmadinejad, invoca la distruzione di Israele, ha le sembianze degli integralismi che bussano alle porte dell’occidente nel mondo globalizzato, vive e si alimenta della complicità di chi civetta con il fanatismo religioso in nome dell’integrazione e del multiculturalismo, di chi mette sullo stesso piano i kamikaze e i soldati statunitensi.
Sono passati 65 anni, la minaccia non è più un nettare velenoso a denominazione di origine ideologica, proviene da oltreconfine, ma è già a casa nostra. La vediamo per strada, nelle donne svilite in grazia e femminilità dal Burqa, la leggiamo sui giornali nelle notizie di bambini costretti a matrimoni combinati a dieci anni, di omicidi di figlie colpevoli solo di aver ceduto all’amore per un “cane infedele cristiano”. La notiamo nei grandi assenti dal dibattito contemporaneo, dai temi politicamente scorretti – come lo sterminio degli armeni – da cui si dirotta regolarmente. In buona sostanza, oggi, il rischio non si chiama più fascismo, ma è l’eclissarsi della memoria storica. Il fronte della lotta alla schiavitù e ai soprusi si è spostato, è rimasto però inalterato il grande apporto delle battaglie partigiane: la libertà è un avamposto che si guadagna giorno dopo giorno, una pace armata dell’anima, chiamata a presidiarsi quotidianamente da ogni minaccia. C’è un nazismo e un fascismo del mondo che chiama nuovamente al fronte della Resistenza. L’identità cristiana e umana è il primo baluardo della salvezza, l’antidoto all’assuefazione. La democrazia, frutto del confronto semplice e composito, è il miglior fiore che salvaguarda la libertà. Il 25 aprile è oggi.
«STOP DAI PARLAMENTARI ALLE AREE MILITARI? COMPLOTTISMO DA CLINICA PSICHIATRICA»
Aprile 22, 2010 on 2:58 pm | In Altro | No Comments«Una tesi complottistica che si addice più a una clinica psichiatrica che a un dibattito politico serio». Il deputato leghista Massimo Polledri giudica così le parole recenentemente rilasciate a stampa e televisioni dal sindaco di Piacenza Roberto Reggi, secondo il quale i parlamentari di centrodestra starebbero frenando appositamente la partita delle aree militari, per accaparrarsela in caso di vittoria alle Comunali.
Il parlamentare del Carroccio ha già fatto richiesta agli uffici competenti di visionare il carteggio intercorso tra Comune e ministero della Difesa. «Invece di avventurarsi in congetture assurde il sindaco mostri copia di quel carteggio – dice Polledri –. Evidentemente se ne guarda bene, quelle carte smentirebbero le sue parole, attesterebbero anni di immobilismo dell’amministrazione comunale e rivelerebbero tutte le falsità da lui espresse sul parco della Pertite». «Da parte nostra (mia e del collega Tommaso Foti) – spiega Polledri – c’è sempre stato un atteggiamento collaborativo. Siamo stati recentemente convocati dal sindaco, dopodiché Reggi si è mosso autonomamente e noi non abbiamo più avuto contatti con lui, con i militari e con il Governo. Il sindaco ci aveva spiegato, ottenendo il nostro consenso, che la Pertite sarebbe stata lasciata a parco per circa il 70 per cento, con la restante parte lottizzata per trovare le risorse per sostenere l’intera operazione. Qualche giorno dopo ha furbescamente dichiarato a cittadini e stampa che la Pertite sarà al 100 per cento parco pubblico. Il sindaco, colto con le mani nella marmellata, ora dica se quell’incontro c’è stato e faccia fede alla sua parola. Se ne ha ancora una».
L’ON. POLLEDRI: “POLITICA: QUESTIONE ANTROPOLOGICA”
Aprile 19, 2010 on 8:53 am | In Altro | No CommentsPassate le elezioni ora è tempo di riflessioni e, per chi ha una mentalità giacobina, anche di processi.
Possiamo vestire la toga e sottoporre a giudizio monsignor Rino Fisichella che, dalle colonne del Corriere della sera di venerdì scorso, ha detto a chiare lettere di non considerare peccato il voto alla Lega Nord, possiamo, come ha fatto Rocco Buttiglione , dire che il Carroccio «dopo l’Udc è l’unico partito che ha il coraggio di affermare un’identità cristiana ». Ma oggi quella che una volta era la corsa per attribuire medaglie di partito cattolico si confonde con lo spaccio di patacche… Una mossa che poteva far presa prima dell’’89, ma che oggi lascia il tempo che trova.
Possiamo stare tranquilli, Fisichella non ha preso colpi di sole. La Chiesa ha ben presente che ogni partito rappresenta una porzione del gioco delle parti in politica. Dall’altra parte sappiamo anche che gran parte dei voti cattolici, ahimé, nascono dal colore della cravatta e da promesse da fumo negli occhi. La Lega, al contrario, ne ha catalizzati un bel po’, non a torto, anche per la sua capacità di mettere da parte i toni alla Borghezio. Ma altra cosa è entrare nel merito dei contenuti.
Cade il muro dell’anti-leghismo che serpeggiava negli ambienti clericali fino a qualche tempo fa. La storia ci ha portato a questo punto. Il crollo del muro di Berlino ha mostrato al mondo cattolico che non era più obbligatorio votare Democrazia cristiana. Come dire: una sigla non fa l’acqua santa.
Ne è nata un’altra idea: i fedeli laici sono chiamati all’impegno politico tra differenti sensibilità ma, sottolinea una nota della Congregazione della dottrina della fede del 2002, occorre « dissentire da una concezione del pluralismo in chiave di relativismo morale, nociva per la stessa vita democratica, la quale ha bisogno di fondamenti veri e solidi, vale a dire, di principi etici che per la loro natura e per il loro ruolo di fondamento della vita sociale non sono “negoziabili”». Quali sono questi valori non negoziabili? Al primo posto c’è la vita, poi la famiglia, la cellula costitutiva della società stessa, e le libertà religiosa ed educativa.
La Lega ha tradotto in agire amministrativo queste tre direttrici fondamentali. Le stesse misure contro l’immigrazione clandestina sono volte a garantire la sicurezza e il mantenimento dell’identità che ogni buon governo deve essere in grado di assicurare ai cittadini, come condizione del vivere associato. Nella sua struttura di “sindacato territoriale”, il Carroccio ben rispecchia quella vicinanza e comunanza di valori che la Chiesa esprime e che la Lega difende. In quella storia, in quelle tradizioni che difendiamo siamo consapevoli che ci sono le prime università cristiane, il lavoro, instancabile, dei monaci che hanno bonificato la nostra terra, che hanno preservato patrimoni di inestimabile valore. Il nostro leader, Umberto Bossi , ha sempre detto che “l’uomo non è una bistecca”. E se non è tale non possiamo farne ciò che vogliamo, agire su di esso, seppur morente, seppur gravemente danneggiato dalla malattia (che non è – lo sottolineiamo –un’umiliazione). Dall’altra parte non possiamo nemmeno disporre di embrioni, vita in atto, a nostro piacimento. Oggi la questione politica è più che mai una questione antropologica. Da laici pensiamo che l’essere umano sia naturalmente solidale, naturalmente portato a ricercare persone dell’altro sesso per stringersi in coppia e procreare, naturalmente orientato alla ricerca della verità. I cattolici questa ricerca la indirizzano verso l’unico bene che li motiva, da laici non pensiamo però, come i relativisti e i radicali, che il desiderio e la maggioranza siano l’unico criterio di verità. Anche e soprattutto in politica paga la fedeltà a un modello umano autentico. Le ultime elezioni ci hanno insegnato che sono fallimentari le esperienze di chi, come l’Udc, ha sacrificato la fedeltà all’uomo per abbracciare la logica della tattica. Di fronte a quella fedeltà tutti gli altri fini appaiono meno nobili. La moderazione della Dc è stata storicamente uno strumento rivolto a un fine altro. Oggi quella moderazione è essa stessa fine. E si è dunque fatta tattica. Ma i valori non negoziabili, per loro stessa natura, rifuggono la moderazione come fine. La Lega lo ha capito e, proprio con decisioni ferme, scelte chiare, precise, ben indirizzate sta affrontando i grandi e delicati temi della vita e della morte. La legge sulle cure palliative, approvata con consenso bipartisan, nel dimostrare che chi soffre non è uno sconfitto e non è lasciato solo, fa sperare che la politica possa muoversi nella direzione di un modello antropologico condiviso. Detto questo sono convinto che nessuno pensi che Fisichella e Buttiglione siano diventati leghisti, ma li ringraziamo per gli spunti che hanno dato e per la loro onestà di pensiero. La verità è sempre un atto di coraggio, così come c’è del coraggio nelle loro parole.
POLLEDRI (LN): “BRUSCHINI AFFAMA I SUOI CONTERRANEI IN NOME DELL’IDEOLOGIA“
Aprile 19, 2010 on 8:51 am | In Altro | No Comments«Bruschini non ha esitato, in nome dell’ideologia, ad affamare i suoi fratelli pur di sottrarre lo scettro della partita al centrodestra. La peggio politica centralista e ideologica».
Così il deputato piacentino Massimo Polledri (Lega Nord) commenta il passaggio dei fondi per le frane dalla Provincia alla Regione, annunciato a mezzo stampa dall’assessore regionale Mario Luigi Bruschini .
«I cinque milioni di euro erano stati promessi dal capo della Protezione civile Guido Bertolaso a Piacenza e annunciati nel corso dell’incontro con i parlamentari piacentini, il presidente della Provincia Massimo Trespidi e i sindaci di centrodestra e centrosinistra. Il fatto che si fosse deciso di darli alla Provincia non era lesa maestà di Sua Eccellenza governatore Vasco Errani , principe feudale dell’Emilia Romagna, ma era il modo migliore per rendere i fondi immediatamente disponibili per le emergenze del territorio». «Il modo migliore – ripete Polledri –, il più diretto, il più federale e il più incisivo».
«Ora, grazie alla furbata di Bruschini e amici, a Piacenza arriveranno meno soldi. Bruschini – in nome dell’ideologia - non si è fatto scrupoli a togliere il pane di bocca ai suoi conterranei pur di combattere la Provincia di centrodestra».
Fortemente critico anche l’assessore provinciale all’Ambiente Davide Allegri : «Subiranno le conseguenze negative di questa misura i comuni della nostra provincia, che disporranno di meno soldi, in tempi più lunghi. Fatico a capire come ci si possa vantare di una simile azione, soprattutto perché stiamo parlando di un assessore del nostro territorio che alla sua terra sottrae risorse. Saranno, infatti, i cittadini a pagare il prezzo di un capriccio politico, amministrativo e formale».
«È vero che anche altri territori in Regione hanno esigenze, ma quelle di Piacenza sono le più critiche. Spero non si tratti di una mossa per accontentare amici degli amici – prosegue Allegri – e mi auguro anche che i sindaci, di ogni colore politico, insieme alla Provincia, facciano sentire la loro voce».
POLLEDRI E FOTI, APPELLO ALLA POLITICA: «MENO PROTAGONISMI, SI INIZI A “SGAMBARE”»
Aprile 19, 2010 on 8:46 am | In Altro | No CommentsMaglie 9 e 10 per i parlamentari Massimo Polledri (Lega Nord) e Tommaso Foti (Pdl) che oggi in conferenza stampa hanno presentato la squadra del centrodestra all’assalto di palazzo Mercanti, non a caso il team ha dato appuntamento ai giornalisti proprio al palazzo comunale, sala Cattivelli.
Dai due deputati «l’invito rivolto a tutti i colleghi a dismettere i panni del protagonismo e iniziare a “sgambare” a bordo campo per un sano allenamento intenso, per poter poi giocare la partita, tutti i giorni, per Piacenza. Sicuri che anche il match delle comunali del 2012 si giocherà allo stesso modo».
Polledri ha sottolineato il valore aggiunto portato dalla Lega nella coalizione: «Più determinazione, più caparbietà e quel guizzo capace di risolvere le partite più difficili». Raffica di frecciate al sindaco Roberto Reggi. I parlamentari, con riferimento alla sua annunciata intenzione di fare della Pertite un parco «cento per cento pubblico» hanno commentato: «Reggi mente sapendo di mentire. Non può promettere ai cittadini e, la settimana successiva, presentarsi dai parlamentari dicendo che il progetto della Pertite non sta in piedi, ripetendo le stesse cose a Roma. Il sindaco gioca a fare il togliattiano. Ci aspettiamo che ora dia la colpa delle sue false promesse alla perfida albione».
ANALISI DEL VOTO E COMUNALI 2012: «Nonostante l’astensionismo la Lega fa il balzo percentuale e guadagna quasi quattromila voti. Questo la dice lunga. Il Carroccio cresce, anche nella direzione di completare la squadra, nella consapevolezza che sono le idee che fanno camminare la politica, non i protagonismi o le ambizioni smodate. I segreti del successo? L’ascolto della società civile. E a Piacenza è ora che il centrodestra voli alto. Partendo dal centro storico e dal suo rilancio, per cui è necessario, ora più che mai, mettere in campo proposte. Non banali».
«La Lega ha il diritto di poter rivendicare un candidato sindaco – ha ribadito Foti –. Continuo a sottolineare che Pdl e Carroccio non sono di per sé sufficienti a lanciare la sfida a palazzo Mercanti. Sono due forze politiche determinanti, ma non sono autosufficienti. L’alleanza va allargata. In primo luogo penso all’Udc, già nostra alleata in Provincia, che mi sembra un riferimento naturale a cui guardare». Ma per Foti è necessario anche gettare lo sguardo alle liste civiche. «Occorre pensare – ha precisato il parlamentare azzurro – anche a un contenitore civico che possa riunire espressioni della società civile e intercettare nell’ambito politico più generale quei voti di opinione che nelle elezioni comunali sono molto fluttuanti (e molto meno in quelle provinciali e regionali, voti più politici, pur nella loro valenza amministrativa). Il Pdl, ovviamente, ha una sua preponderanza di voto, evidente in base al quasi 31 per cento ottenuto pochi giorni fa in città. Secondo me la quadra si potrà trovare in una valorizzazione dell’individuazione del miglior candidato che si può schierare. La prima maglia del candidato dev’esser quella di Piacenza, la seconda l’appartenenza a uno dei partiti o delle formazioni politiche che lo sostengono».
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