POLLEDRI ALLA SITAV. IL PRESIDENTE: IN PROGRAMMA PIU’ DI 50 ASSUNZIONI
Febbraio 26, 2010 on 6:08 pm | In Altro | No Comments
Alla faccia della crisi. L’azienda Sitav di San Nicolò, specializzata nella costruzione di vagoni e motrici di treni, tram e metropolitane, ha in programma nell’immediato 50 assunzioni. La realtà imprenditoriale alle porte della città è stata al centro di una visita di questo pomeriggio del deputato leghista Massimo Polledri e, vista l’espansione e le commesse crescenti, sta ampliando a dismisura l’organico, che si intende “fidelizzareâ€. «La nostra è un’azienda solo ed esclusivamente di persone a tempo indeterminato – spiega il presidente Giuseppe Galatea, affiancato dai collaboratori Guido Ghiglia e Pietro Oliva –. Lo dimostrano i numeri: dei 418 dipendenti, 300 non hanno contratto a scadenza»
«Cerchiamo gestionale e manodopera, dagli ingegneri a operai, meccanici, elettricisti».
Sette mesi fa negli attuali 60mila metri quadrati dove oggi sorgono i capannoni aziendali non c’era nulla. Oggi sette binari garantiscono il transito dei treni in costruzione, dalla Danimarca è arrivata una commessa per cento treni ed è stata vinta una recente gara d’appalto per il restyling di altrettanti tram in uso all’Azienda trasporti milanesi.
«Un ottimo esempio di impresa ad alta specializzazione legata alla logistica – ha commentato Polledri –. Abituati, come siamo, a vedere aree logistiche che occupano milioni di metri quadrati di territorio e danno occupazione, sì e no, a pochi extracomunitari, ci sono anche ottimi esempi – in tempi di crisi – di aziende che utilizzano manodopera specializzata, con caratteristiche a basso impatto e in grado di trarre il meglio da una zone poco fruibili. Bisognerebbe valorizzare simili realtà , constato invece che, da parte dell’amministrazione di Rottofreno, strutture e piazzale di proprietà comunale su cui si affacciano i capannoni vengono lasciati al totale degrado».
QUANTA NOSTALGIA PER IL FILIBERTO - CIPOLLINA
Febbraio 22, 2010 on 2:42 pm | In Altro | No CommentsEravamo abituati a vedere il rampollo di casa Savoia tra un’oliva e un tapiro, volteggiare a suon di balzer su Raiuno, popolare i talk show da pop corn domenicale e tappezzare, col suo volto, i manifesti elettorali di campagne elettorali destinate all’insuccesso. Vederlo nella veste di paladino della nazione sul palco dell’Ariston fa un certo effetto. Viene da chiedersi se sia la consueta, irrefrenabile, pulsione all’apparire, declinata in salsa monarchica o se l’erede si senta davvero investito di qualche autorità per cullare lo Stivale a suon di note.
Se è l’ultimo capriccio principesco, lasci stare: i tripudi monarchici non sono di questi tempi, almeno da noi. Ma se Emanuele Filiberto si sente investito di qualche autorità derivante dall’essere erede dei Savoia allora fiato alle ugole e avanti con le proteste.
La memoria non si cancella. Il bisnonno Vittorio Emanuele III ha più di un peccato da farsi perdonare dall’Italia: leggi razziali, il fascismo, il complice silenzio che avallò – nei fatti – nefaste campagne militari. Dal deserto dell’Africa del nord, alle montagne dell’Abissinia, passando attraverso le steppe e le nevi dell’Ucraina. Vittorio Emanuele II ci ha consegnato un’unità maldestra, osteggiata dallo stesso Cavour.
Pupo e Canonici masticano musica da un po’, se al posto di Filiberto ci fosse stato un degno collega dei due il risultato sarebbe stato lo stesso? Un volto di stirpe regale può fare notizia, ma non può cancellare il passato, tantomeno essere garanzia di doti canore. Se uno ha il sangue blu mica per forza deve avere anche le corde vocali d’oro.
Ora che il trio si è aggiudicato l’argento sanremese, chi fermerà l’egocentrismo con la corona? Filiberto potrà indossare giacche tricolori, potrà cantare a una platea sterminata che «l’Italia oggi si specchia più serenamente nella sua storia» ma la nostra unica nostalgia sarà quella per i bei tempi in cui la faccia del rampollo compariva tra un’olivella e una cipollina.
«LA GIURIA POPOLARE? ALMENO ORA QUALCHE FORTUNATO RIUSCIRÀ A PARLARE COL SINDACO»
Febbraio 18, 2010 on 11:10 am | In Altro | No Comments«La giuria popolare voluta da Reggi? Almeno ora ci sarà qualche fortunato che riuscirà a parlare con il sindaco, l’amministrazione è arrivata addirittura a eliminare i contatti diretti dall’elenco telefonico per non avere “scocciatureâ€, lo ha denunciato lo stesso Galvani in consiglio». Così – alla vigilia dell’apertura dei lavori dei “giudici popolari†voluti dal sindaco – il deputato e consigliere comunale leghista Massimo Polledri esprime la sua posizione sull’iniziativa.
«Se non altro – ironizza il parlamentare leghista – per qualcuno ora ci vorranno meno dei consueti sei mesi per ottenere un ricevimento da Reggi e dagli assessori, al contrario dei canonici quattro-giorni-quattro (tempo tecnico per consentirmi di svolgere l’incarico parlamentare a Roma) necessari per incontrare il sottoscritto».
«Come giudico il progetto? Sia chiaro, ascoltare i cittadini è sempre importante e il loro giudizio sempre prezioso, ma non può trattarsi di un costoso meccanismo a scadenza. 70.500 euro, faccio notare, non sono pochi. E sono sicuro che, alla fine, su ordine di scuderia del generale, risulterà che il rancio è ottimo e abbondante».
«SERVE UN PIANO D’INTEGRAZIONE»
Febbraio 17, 2010 on 12:18 pm | In Altro | No Comments
«Oggi più che mai serve un piano d’integrazione e ai primi posti ci devono essere legalità e salvaguardia dei diritti delle donne». Il parlamentare leghista Massimo Polledri lo ha detto a Rainews 24, ospite del “Caffè†del direttore Corradino Mineo, in collegamento dagli studi “Cravedi†di Piacenza. Hanno partecipato al dibattito anche Jean-Léonard Touadi, collega del Partito democratico e don Virgilio Colmegna, già direttore della Caritas ambrosiana.
«â€Rastrellamento†– ha detto Polledri – è una parola che suona malissimo, ma non per questo va messa da parte la riflessione. L’immigrazione presente è nata a causa dell’intenzione di qualcuno di avere manodopera a basso costo ed è proliferata con la complicità dei pensatori dei salotti buoni. Non si è scelto, ed è stato consentito a delinquenti e criminali di entrare nel paese. Risultato: oggi ci troviamo con il 50 per cento delle carceri popolate da extracomunitari». La ricetta? «Condivisibile quanto ha detto il cardinal Biffi: pensare a un’immigrazione più omogenea, perché si riesce ad amalgamare solo ciò che è culturalmente omogeneo. Certo, saremmo tutti un po’ più sicuri se i magistrati ci affiancassero nell’applicazione delle leggi che contrastano l’immigrazione clandestina – ha aggiunto Polledri – e se non si mettessero costantemente in dubbio i presupposti fondanti della nostra identità , il crocifisso alle pareti piuttosto che l’abitudine a cibarsi di determinate carni, macellate in un certo modo. Il futuro? Partire dalla nuove generazioni, dalle scuole e dalle donne, per garantire loro sicurezza tra le mura di casa, lavoro e diritti».
LA QUARTA GENERAZIONE È UNA CHIMERA. LA POLITICA SI CONFRONTI CON IL PRESENTE
Febbraio 15, 2010 on 10:42 am | In Altro | No Comments«La quarta generazione di nucleare oggi è una chimera, che sarà possibile tra vent’anni. La politica deve confrontarsi con il presente. I cittadini stiano tranquilli: al di là delle strumentalizzazioni l’individuazione dei nuovi siti sarà frutto di un percorso di garanzia e partecipazione, ancora lungo e da affrontare con la massima serenità . Il nucleare si farà con il consenso della gente e non con i soldati. Faccio notare che oggi il 16 per cento dell’energia che consumiamo proviene da fonte nucleare d’oltreconfine». Così il deputato leghista Massimo Polledri disinnesca le polemiche lanciate da Vasco Errani, e dagli altri esponenti del Pd presenti ieri a Caorso per assistere all’abbattimento dello storico camino di Arturo. «A leggere le dichiarazioni di Errani sul nucleare – commenta il parlamentare leghista – uno come Antonio Di Pietro, al confronto, sembra un delicato oppositore. Nel suo infinito contestare il presidente uscente della Regione non dice però che se avessimo aspettato i colleghi del centrosinistra non sarebbe mai partita una barra, Caorso oggi sarebbe ridotto a deposito di stoccaggio e impianto di vetrificazione e saremmo ancora fermi al grande apporto di 5 anni di commissione Cenerini: la proposta di apertura di un tavolo. Per non parlare del nulla prodotto dall’ad di Sogin Massimo Romano, uomo di Pierluigi Bersani. Ricordo che ci fu un tempo in cui il Pci era pro-atomo: la centrale di Caorso ha infatti tra i suoi principali sponsor Giuseppe D’Alema, padre di Massimo, negli anni ’70 responsabile del settore industria del partito».
E, sulla proposta del sindaco Roberto Reggi – emersa anch’essa ieri, nel corso del tour piacentino di Errani – di istituire «un corpo unico nazionale di polizia locale» Polledri vuole vederci chiaro: «Il sindaco dettagli meglio la sua idea. Un conto è la polizia regionale, che la Lega da anni propone e sostiene (osteggiata e demonizzata dalla sinistra ai tempi della devolution), un conto è centralizzare le polizie municipali: misura che non si capisce come possa combaciare con le nuove autonomie in tema di sicurezza che il ministro Roberto Maroni ha previsto per i sindaci. Se c’è la necessità di centralizzare alcune competenze sovracomunali, come le segnalazioni – da metterle in rete diretta con questure e prefetture – non si avverte invece quella di un corpo unico nazionale avulso dal territorio».
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