POLLEDRI: “SULLA RU486 IL PARLAMENTO ABDICA ALLA TIRANNIA DEI TECNICI. ORA SI DISCUTA SUBITO LA MIA MOZIONE”
Luglio 31, 2009 on 4:14 pm | In Altro | No CommentsIl Parlamento, sulle delicate questioni della vita e della morte, ancora una volta sembra abdicare alla tirannia dei tecnici.
E’ del 18 dicembre 2008 una mia mozione sulla pillola abortiva Ru486 in cui si impegnava il Governo ad adottare gli opportuni provvedimenti perché venisse sospesa la procedura di autorizzazione alla registrazione del principio attivo della pillola (in coerenza con i principi della legge 194 del 1978) e per prevenire i rischi sanitari indotti dalla sua assunzione. Il testo è firmato da 97 colleghi deputati e non è ancora stato inserito nell’agenda parlamentare per essere sottoposto al voto. In compenso i cosiddetti “specialisti” si sono mossi di gran lena, tanto che nella tarda serata di giovedì è arrivato il via libera alla pillola abortiva dall’Agenzia italiana del farmaco. E il Consiglio di amministrazione dell’Aifa ha approvato l’immissione in commercio nel nostro Paese di quello che vogliono far passare per un “farmaco”. Così ora ci troviamo a discutere di chi è la colpa: dei capigruppo? Del presidente Gianfranco Fini, che ha cambiato idea da quando presentò un ddl che riconosceva l’embrione come soggetto titolare di diritto? Sta di fatto che, fino ad oggi, sul tema abbiamo vissuto di immobilismo.
Il sottoscritto, insieme agli altri 97 firmatari, avranno il diritto di porre all’attenzione dell’assemblea, da parlamentari, un tema così delicato o devono solo chinare il capo di fronte ai tecnici? Saremo un centinaio di peones, ma che intendono vederci chiaro, nella piazza più importante d’Italia.
La Ru486 contrasta con la legge 194 e altro non è che lo strumento tecnico per privatizzare e banalizzare l’aborto, facendolo passare come contraccettivo. Non lo nascondo: sono fortemente preoccupato. Ci troviamo di fronte a una palese violazione della legge. Lo scopo dichiarato dalla 194, infatti, non è quello di garantire un inesistente diritto di aborto, piuttosto quello di prevenirlo, favorendo la nascita dei figli già concepiti con l’invito alle madri per una adeguata riflessione sul valore della vita umana e offrendo alternative al dramma (per il concepito e per la donna) della interruzione della gravidanza. Questa è l’interpretazione ripetutamente formulata dalla Corte costituzionale italiana, la quale ritiene che l’interruzione volontaria di gravidanza sia intesa soltanto come risposta a uno stato insuperabile di necessità e non come esercizio di pianificazione e controllo delle nascite.
Non solo: oltre al problema etico si configurano anche rischi intrinseci per la salute delle donne. Nel 2004 l’organo di controllo americano sui prodotti farmaceutici, a seguito delle numerose denunce di casi di infezioni ed emorragie, ordinava alla casa farmaceutica Danco (società multinazionale produttrice della kill-pill) di inserire nel “bugiardino†tra gli effetti indesiderati della Ru 486: “Sepsi, emorragie, morte”. La comunità tecnica aveva infatti registrato cinque casi di decessi conseguenti all’assunzione negli Stati Uniti e in Canada.
Inoltre la letteratura scientifica ha più volte sottolineato che la pillola abortiva comporta gravi rischi per le giovanissime: chi ha meno di 18 anni può accusare disturbi nel completamento dello sviluppo, con conseguente pericolo di infertilità , a cui bisogna associare la contemplata possibilità di “danni psicologici di lunga durata conseguenti alla visione dell’embrione abortito”.
L’utilizzo della Ru486 è assolutamente contrastante con il fondamentale principio etico della tutela della vita fin dal suo concepimento. Ed è per questo che è opportuno puntare, ora più di prima, a concentrare le energie e le risorse disponibili nella direzione di un rafforzamento degli strumenti messi a disposizione della donna per una scelta alternativa all’aborto.
A tal fine ora si discuta subito la mozione del dicembre scorso. E’ nei nostri diritti. E’ in quelli dei migliaia di bambini mai nati.
“CON IL DECRETO ANTI-CRISI PIù OSSIGENO ALLE NOSTRE IMPRESE E UN TAGLIO ALL’ABUSIVISMO NEI MERCATI”
Luglio 29, 2009 on 10:45 am | In Altro | No CommentsLa Camera ha dato il via libera al decreto anti-crisi. Un’iniezione di fiducia per le aziende. Anche locali. Una zona come la nostra, che fa della meccatronica uno dei suoi fiori all’occhiello potrà godere degli sgravi fiscali degli utili reinvestiti in macchinari (i cosiddetti Tremonti-ter). I nostri imprenditori, poi, potranno avvantaggiarsi della moratoria dei debiti bancari, degli interventi per la riduzione del costo dell’energia, degli incentivi alla capitalizzazione. A questo riguardo le imprese che decidono di procedere ad aumenti di capitale fino a 500 mila euro potranno beneficiare di uno sgravio fiscale pari al 3 per cento per cinque anni.
La stretta alle banche garantirà , tra le altre cose, l’accorciamento dei tempi dei bonifici, a tutela di tutti i cittadini. Con il divieto della commissione di massimo scoperto resta fissato nello 0,5 per cento trimestrale l’importo dell’affidamento, togliendo l’inserimento in questo tetto dello sconfinamento. Previste anche multe (l’1 per cento mensile) per gli istituti di credito che ritardano il trasferimento di mutui.
Ma c’è di più, senza addentrarci troppo nel merito del testo, il cambiamento sarà sotto gli occhi di tutti. Tanto per cominciare è in arrivo un giro di vite contro iil fenomeno delle bancarelle irregolari nei mercati. Un successo targato Lega Nord che nei giorni scorsi ha presentato un emendamento specifico approvato dalla commissione Bilancio e Finanze della Camera.
Gli ambulanti dovranno presentare ogni inizio anno il documento unico di regolarità contributiva, a tutela dei clienti e dei veri commercianti. Si pone così fine a un abusivismo latente e a una distorsione della concorrenza. L’obiettivo è qualificare sempre più i nostri mercati e metterli al riparo dall’illegalità .
Respiro di sollievo anche per i nostri comuni che vedranno allentarsi il giogo del patto di stabilità e verranno finalmente giudicati in base a un criterio di meritocrazia. Lievita da 2 a 2,25 miliardi, infatti, l’entità dei residui passivi sbloccati per i pagamenti di investimenti fatti dagli Enti locali “virtuosi”.
Farà contenti i municipi anche la riduzione dei tempi di affidamento dei contratti, per rendere più veloce la realizzazione delle opere pubbliche. Da parte loro le pubbliche amministrazioni saranno costrette ad accelerare i tempi dei pagamenti ai privati. In questo modo si cerca di arginare il fenomeno dell’accumulo dei debiti.
Impegno anche nel sociale. Per quanto riguarda la sanità , sono aboliti i ticket sulla medicina specialistica e sono previsti «specifici interventi per le Regioni in grave stato di disavanzo» e «incisivi interventi di contrasto alle frodi in materia di invalidità , nonché un tetto alla spesa farmaceutica». L’esecuzione degli sfratti è prorogata al 31 dicembre 2009.
Mario Draghi, martedì 21 luglio nel corso dell’audizione sul Dpef, ha spiegato che l’economia ha affrontato in questi mesi una «recessione profonda» da cui si uscirà nel corso del 2010, con il ritorno alla crescita. «La fase di peggioramento sembra essersi arrestata, e vi sono alcuni segnali positivi», ma per una crescita sostenuta, ha detto il governatore della Banca d’Italia, «le riforme sono essenziali».
E noi le riforme le abbiamo fatte e altre ne abbiamo in cantiere.
“PER IL BENE DI IRINA RIAPRITE IL RIESAME DELLA PRATICA ADOTTIVA
Luglio 28, 2009 on 1:53 pm | In Altro | No Comments
“Il caso è veramente delicato. Come parlamentare, e prima ancora come semplice cittadino, ritengo che sia necessaria la massima attenzione. Ciò non toglie che vi è la consapevolezza che vi siano altri casi altrettanto degni di attenzione, ma nel caso in narrativa si inserisce anche la componente dello stato di salute della minore e delle conseguenze, purtroppo negative, che si configurerebbero nel momento in cui ci fosse un brusco e irrecuperabile distacco dalla famiglia italiana al compimento della maggiore età ”. Il deputato della Lega Nord, Massimo Polledri, ha scritto nei giorni scorsi all’ambasciatore d’Italia in Bielorussia, Giulio Prigioni.
L’obiettivo è attivare un canale diplomatico-istituzionale per riaprire la pratica di adozione internazionale di Irina Viktorovna, ragazza oligofrenica bielorussa che, alla soglia della maggiore età , rischia di trascorrere tutta la sua vita in un istituto per pazienti psicocronici. La pratica è ferma per il veto del ministro dell’Istruzione locale, Alexander Radkov che ha rigettato il riesame, distaccando per sempre Irina da Monica Viviani, la donna che dal 1998 presta cure affettuose alla ragazza nel corso di periodici soggiorni di risanamento.
Il parlamentare del Carroccio e il consulente Marzio Maccarini stanno affiancando la madre in una lotta contro il tempo. L´11 aprile del 2010 la ragazza compirà 18 anni e dovrà fare ritorno perenne nel suo Paese, dove sarà destinata, a vita, a una struttura che nella traduzione italiana ha un solo nome: manicomio.
Il faldone inviato al diplomatico si compone di un’ampia e approfondita documentazione che attesta in via formale quanto è lampante per la mamma adottiva: la sorte di Irina si gioca in Italia, a fianco di chi le ha voluto bene per oltre un decennio, non in un istituto psichiatrico. “La documentazione, i dati, il contesto globale non solo affettivo - cita la missiva - ci portano in maniera pacifica ad affermare che per il bene di Irina è fortemente auspicabile un riesame della domanda della famiglia italiana affinché si possa concludere positivamente”.
Un Senatore chirurgo…
Luglio 28, 2009 on 1:50 pm | In Altro | No CommentsSe per l’Ignazio Marino candidato alle primarie del Pd si può far finta di non aver letto Il Foglio e il suo scooppino (così come lo chiama, con modestia, il direttore) “sulle irregolarità intenzionali e deliberate†messe a segno nel 2002, per il Marino testimonial e cavaliere “senza macchia e senza paura†della cosiddetta “battaglia di libertà †per il diritto a decidere di morire, quello “scooppino†non può passare in secondo piano. Premetto che questa “battaglia di libertà â€, nel caso di Eluana Englaro, non è stata tale, ma è stata la battaglia perché il padre e i magistrati decidessero di far morire di fame la cittadina Eluana. Detto questo la mission per cui Marino si vanta di essersi lanciato nell’avventura politica si è sostanziata negli anni in cui ero al Senato (2006-2008) nel giudicare la vita secondo una gradazione elastica (nel tempo e nello spazio) della dignità umana.
In base a quanto affermato dal nostro medico-politicante la dignità umana avrebbe valori differenti in base alle circostanze spazio-temporali.
Ebbene, se oggi quell’elastico si è teso poco, in passato si è teso fin troppo bene, in quanto sono state considerate vite indegne di essere vissute quelle di centinaia di migliaia di handicappati. E per il futuro? Non lo sappiamo. Abbiamo però una certezza: in Paesi come l’Olanda il filo è assai elastico. Anziani a cui viene consigliato di farsi cortesemente da parte, invocando un non meglio definito diritto alla qualità della vita e cliniche della “bella morte†ne sono l’esempio.
Questo cavalier senza macchia e senza paura vorrebbe sovvertire, in qualche modo, la percezione popolare del diritto alla vita, che si nutre della genuina convinzione che chi respira in un letto – e che (aggiungo io, dopo la legge sulla donazione degli organi) ha un elettroencefalogramma non piatto – non è morto.
Nel caso di Eluana Englaro, invece, Marino, così come i novelli beccamorti, decidono che non c’è più possibilità di miglioramento e che l’attività elettrica del cervello, la mantenuta capacità di sognare e – chi lo può dire – di sperare, non hanno alcun valore.
Ed ora mettiamo insieme i fatti: un senatore chirurgo col cruccio di smettere quanto prima di portare il camice full time e lo stesso senatore beccato con le mani nella marmellata per una opaca vicenda di rilevanti irregolarità amministrative. Componiamo i pezzi e osserviamo il puzzle: come credere che Marino alla luce di questi fatti sia venuto tra noi – come lui stesso ha dichiarato in più occasioni – per sposare la missione della politica, accantonando la medicina, che gli aveva regalato tante soddisfazioni e che tante altre – a suo dire – gliene avrebbe riservate. Forse non è stato così. Forse Marino è approdato alla politica perché “cacciato†dalla good practice americana, che non contempla la possibilità di consegnare fatture duplicate.
Mi consola riconoscere che senza Marino siamo arrivati a “partorire†la legge sulle cure palliative quando, con il cavalier senza macchia e senza paura tra le fila della maggioranza, per due anni ci è stato vietato di discutere del tema. All’epoca, quando presentai al Senato il mio disegno di legge sull’argomento, il primo mai depositato, bisognava parlare solo di come far morire i pazienti. Oggi, invece, si è arrivati a una sintesi tra sensibilità diverse e a raccogliere istanze, critiche e proposte dei due diversi schieramenti politici. Il risultato? A breve licenzieremo una legge che ha come obiettivo quello di curare il dolore e i malati terminali. Un risultato atteso e arrivato al termine delle grandi battaglie di libertà sul testamento biologico targate Marino. Battaglie che, in realtà , nient’altro sono – secondo una primitiva accezione – che l’introduzione di una forma di eutanasia passiva.
SARMATO, SU INDUSTRIE E INQUINANTI ALESSANDRI E POLLEDRI VOGLIONO VEDERCI CHIARO
Luglio 27, 2009 on 8:31 am | In Altro | No Comments
Impegno preso e onorato. I deputati leghisti Angelo Alessandri, presidente della commissione Ambiente della Camera, e Massimo Polledri hanno presentato nei giorni scorsi un’interrogazione a risposta orale al ministro Maurizio Sacconi in cui chiedono al titolare del dicastero del Lavoro, salute e politiche sociali, “quali iniziative intenda portare avanti a tutela della salute dei cittadini di Sarmato”. Nel testo, come annunciato nel corso dell’incontro sarmatese di sabato 11 luglio, si chiede a Sacconi “l’istituzione di un registro dei tumori nel territorio di Sarmato: uno strumento indispensabile per sorvegliare l’andamento della patologia oncologica nell’area e per meglio attuare strategie di prevenzione, studio e ricerca”. I dati citati sono allarmanti. A partire dal numero enorme di aziende che producono “un’elevata pressione antropica nella zona”. Basti pensare che, in base alla normativa i 40 stabilimenti disseminati nel territorio comunale dovrebbero essere “spalmati” su una superficie venti volte superiore.
“Gli studi Arpa del 2001 - si legge nell’interrogazione - suggeriscono di evitare nuovi insediamenti o ampliamenti per garantire la sostenibilità ambientale del territorio, ma gli impianti hanno continuato, invece, a proliferare con autorizzazioni da parte delle autorità locali”.
Altri nodi cruciali sul tema: l’assenza di analisi condotte dall’Asl (nel 2008, in Consiglio comunale si è parlato di dati epidemiologici, effettuati ma mai resi noti), la mancata dismissione o bonifica della discarica di Agazzino, le lacune nelle indagini igienico-chimico-ambientali sull’impianto di compostaggio di Berlasco.
Dati che, se incrociati alle patologie riscontrate troppo frequentemente in alcune aziende della zona, sgombrerebbero il campo dall’ipotesi di fatali coincidenze. “Nelle Aziende Scottine - recita la formale richiesta - sembra che tutti i dipendenti siano morti per tumori, ma non sono state effettuate apposite indagini”.
Ed è proprio per ricercare un collegamento tra situazione ambientale e patologie manifestate nel sarmatese che i due parlamentari del Carroccio propongono un registro ad hoc che “dovrebbe avere la funzione di ricevere, ricercare, codificare ed archiviare tutte le informazioni riguardanti i casi di neoplasia tra i residenti”. “Le informazioni - si precisa nel testo - dovrebbero includere ogni tipo di tumore diagnosticato, i dati anagrafici dei pazienti, le condizioni cliniche, i trattamenti terapeutici e l’evoluzione della malattia allo scopo di poter effettuare una ricerca approfondita sulle cause del cancro”.
“L’importanza di legare la raccolta dei dati alla residenza - affermano i due onorevoli - sta nel fatto che in questo modo la casistica raccolta rifletterà la reale condizione del territorio di Sarmato e permetterà di conoscere l’incidenza, la prevalenza, la sopravvivenza e la mortalità per neoplasie di anno in anno; le informazioni ottenute potranno essere confrontate sia con quelle delle altre regioni italiane che con i dati internazionali”.
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